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I ruderi del castello di Cosseria emergono
imponenti dalla boscaglia sulla cima del colle su cui fu costruito a
presidio del valico del Montecala ed ha
costituito per secoli una vigile sentinella dell'accesso al basso
Piemonte e un sicuro rifugio per la popolazione contro le invasioni
saracene.
I ruderi del castello di Cosseria emergono imponenti dalla boscaglia sulla cima del colle su cui fu costruito a presidio del valico del Montecala; tale rocca costituì per secoli una vigile sentinella dell’accesso al basso Piemonte e un sicuro rifugio per la popolazione contro le invasioni saracene. Carlo d’Angiò (1226-1285) si rifugiò nel 1262 all’interno della fortezza e resistette all’assedio dei Genovesi per un anno intero. Nel 1553 fu diroccato su ordine di Gerolamo Sacco, Commissario imperiale di Ceva, per impedire che cadesse in mano ai nemici; a tale sorte non sfuggì neanche il castello di Millesimo. Al castello è legata la fine del capitano Filippo Del Carretto di Camerana, ultimo discendente degli antichi feudatari, che nel 1796 guidò un manipolo di granatieri austro-sabaudi e croati contro le truppe napoleoniche. Filippo Del Carretto e i suoi soldati si barricarono all’interno dei ruderi del castello e resistettero per due giorni (13-14 aprile 1796) al nemico che stava cercando di avanzare verso la Lombardia passando per la Val Bormida. La superiorità numerica dei francesi vanificò il coraggio di Filippo e dei suoi soldati, privi anche di pezzi di artiglieria; numerose targhe commemorative affisse all’interno del castello e il nome della strada che conduce ai ruderi, nota come la “via dei granatieri”, rievocano il loro eroico gesto; anche i francesi vollero ricordare i principali luoghi della prima campagna d’Italia: Napoleone stesso incaricò l’artista Giuseppe Bagetti di immortalare i campi di battaglia (Cairo Montenotte, Cosseria, Dego e Millesimo) in una serie di vedute, disegni ed acquarelli che in seguito furono collocati da Luigi Filippo a Versailles. Oggi il castello può essere meta di una piacevole escursione per ammirare gli imponenti ruderi: la struttura era a pianta poligonale con un corpo centrale protetto da una prima cinta muraria, di cui rimane una parte dell’ingresso, e da una seconda cinta che scendeva verso valle avvolgendo la punta del colle; presso l’entrata più esterna del castello si possono notare i fori per bloccare dall’interno la porta d’ingresso Nella parte superiore sono ancora presenti alcune strutture della cinta, con ampie aperture per controllare il fondo valle, le volte dei sotterranei, utilizzati come prigioni o depositi, parte di una cappella e il basamento di una torre di vedetta abbattuta. |
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